Vito Chinellato: “Con la stampa laser 3D andiamo su Marte”

stradivariusVito Chinellato ha studiato fisica presso l’Università di Padova e si occupa di tecnologie laser dal 1981. All’inizio degli anni ’90 si interessa delle prime macchine per la stampa 3D, che diventano il suo pane quotidiano. Oggi dirige la sede italiana di Eos, azienda leader del settore capace di costruire oggetti unici. Compreso uno Stradivari.

Chinellato, lei la stampa 3D l’ha vista nascere.

Già, sono più di vent’anni che mi occupo di questa bella storia. Ho cominciato studiando le tecnologie laser in laboratorio, ma poi mi sono dedicato in tutto e per tutto al lato business di queste tecnologie.

Quando è iniziato tutto?

La pietra miliare l’ha posata la 3D Systems con le sue prime stampanti laser 3D. A quel tempo io lavoravo in Italia per una società che produceva laser da utilizzare per i fotopolimeri.

Di che si tratta?

Sono dei composti da sempre utilizzati nel campo dell’elettronica. Per plasmarli basta esporli a una fonta di luce UV e questi si induriscono. In genere si realizzavano forme in 2D ma negli anni ’80 è uscita fuori l’idea di aggiungerci la terza dimensione.

E come?

Facile, basta depositare il polimero su una piattaforma che si abbassa man mano che la macchina la luce ultravioletta lo indurisce. Questo tipo di tecnologia è nata con il nome di stereolitografia.

E funzionava?

Certo, e come tutte le tecnologie è andata incontro a una rapida evoluzione. Al posto della polimerizzazione UV si è deciso di usare un processo termico. In pratica, si colloca un letto di polveri sotto un laser che fonde il materiale in base a una forma ben precisa.

Un approccio differente.

Già, oggi lo definiamo con il termine di “sinterizzazione”. A differenza dei fotopolimeri non si tratta di un processo a freddo, ma di uno a caldo. Questo fatto permette di utilizzare una vasta gamma di materiali, come nylon, oro, acciaio e plastiche. Basta ridurli in polvere e lasciar fare il resto al laser.

Una tecnologia interessante.

Infatti la sinterizzazione ha iniziato a diffondersi da metà degli anni ’90. All’inizio veniva usata per stampare dei prototipi in 3D, ma oggi è impiegata in intere filiere industriali che producono oggetti con geometrie particolari.

Del tipo?

I settori più coinvolti sono quelli dell’aeronautica e del biomedicale. La stampa 3D è utilissima per realizzare oggetti con geometrie particolari che altrimenti sarebbero impossibili da creare. O costerebbero comunque troppo. Un esempio classico è quello di materiali porosi utilizzati per costruire le protesi.

Forme davvero complesse.

Ma c’è di più, perché con questa tecnologia si possono realizzare oggetti senza punti di discontinuità. Insomma, strato dopo strato la stampante 3D è in grado di creare dei corpi unici che sarebbe impossibile assemblare senza saldature.

Un esempio tra tutti è il famoso Stradivari.

Abbiamo scelto il violino perché è un oggetto riconoscibile immediatamente e dotato di una geometria chiusa. Per creare la cassa armonica dello strumento in modo convenzionale bisogna intagliare parti diverse e poi metterle insieme. Ma nel nostro caso, lo Stradivari è nato come un unico blocco di plastica, manico compreso. Non esiste niente di paragonabile al mondo.

E la tecnica è applicabile anche altrove.

Dal punto di vista ingegneristico si possono creare oggetti che ne contengono altri al loro interno o geometrie 3D non convenzionali. Si potrebbero anche creare delle clip anti-contraffazione realizzate stampando un logo su una sfera dall’interno vuoto. Una creazione senza saldature irriproducibile.

Tecnologie sempre in evoluzione.

Come sempre del resto. E il bello è che oggi iniziano a circolare anche macchine low costa da 1000 euro. Certo, hanno dei limiti e sono vincolate a certi materiali e geometrie, ma di fatto raggiungono un mercato vastissimo. Se uno ha soldi da investirci se la può portare a casa.

Quindi il mercato è in fase di crescita?

Certo. Secondo le stime raccolte da Terry Wohlers il fatturato mondiale si aggira intorno ai 1,5 miliardi di dollari. Eppure in molti restano ancora stupefatti quando si trovano faccia a faccia con queste tecnologie.

Eppure è il futuro.

Visto da un punto di vista macroeconomico, penso che se ci sarà futuro industriale in occidente non potrà che essere basato sulla customizzazione dei prodotti. È l’unica carta con cui competere con le produzioni a basso costo degli altri paesi.

Il cambiamento è alle porte?

Di sicuro il cambio di paradigma non sarà immediato. Magari ci vorranno 5 o 10 anni. Ma la cosa interessante è pensare che alcuni progetti di largo consumo basati sulla personalizzazione potrebbero partire da subito. Come le scarpe fatte su misura a livello industriale.

Un passo in avanti.

E poi c’è anche un altro aspetto interessante che viene poco valutato. Le tecnologie di stampa 3D sono molto green. Hanno un basso impatto ambientale e utilizzano solo la quantità di materiale che andrà a formare effettivamente l’oggetto. Ci sono pochi scarti e il processo di creazione non impiega grandi quantità di acqua.

Una soluzione davvero flessibile.

Che tra l’altro cambierà anche il modo di gestire i servizi business-to-business. Le industrie tedesche che sperimentano queste tecnologie stanno già pensando di mantenere i centri di creazione in Germania e di localizzare le unità produttive direttamente presso i clienti finali.

Dal computer direttamente in magazzino.

Esatto, basta inviare il progetto digitale di un prodotto a chi dispone delle stampanti 3D e queste fanno il resto del lavoro di produzione. Ovunque si trovino nel mondo. Inutile dire che una soluzione del genere abbatterebbe i costi aggiuntivi dovuti alla logistica.

Non ci sono limiti.

Alcune compagnie aeree stanno già pensando a un servizio del genere per produrre i pezzi di ricambio per i loro velivoli direttamente nell’aeroporto dove si registra il guasto. Ma possiamo andare oltre.

Fino a dove?

Fino alle missioni spaziali. Avere a disposizione una macchina capace di realizzare qualsiasi oggetto ti permette di risparmiare risorse preziose. A quel punto puoi colonizzare Marte utilizzando una manciata di polvere e un laser. Perché no?

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Lorenzo Mannella



1 commento
  1. Stefano scrive:

    Wow!!! Ancora non mi rendo conto di che immensa novita’ stiamo vivendo!!!! Voglio esserci e già a Roma ci sarò !! Stefano

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