Alberto D’Ottavi: “Gli artigiani di ieri, oggi e domani”

biopic dottaviAlberto D’Ottavi, classe ’65, è un giornalista esperto di nuove tecnologie che ha iniziato a seguire l’evoluzione del Web 2.0 all’alba dei social network. Nel 2010 ha co-fondato Blomming, la piattaforma italiana di Social Commerce che sta mettendo in rete i creativi di tutta Italia.

D’Ottavi, i tuoi interessi spaziano per tutta la rete.

Sì, come giornalista mi sono occupato a lungo di tecnologia e dell’impatto di Internet sulla società. Poi nel 2005 mi sono focalizzato sullo studio dei Social Media. Stavano fiorendo, e proprio in quell’anno ho aperto il mio blog.

Da lì il panorama è evoluto velocemente.

Valeva la pena raccontarlo in un libro e prendere parte al movimento italiano che stava abbracciando il Web 2.0. Nel frattempo ho iniziato a insegnare alla Naba. Si tratta di un corso sui social media e le nuove tecnologie.

Un binomio interessante.

Già, da tempo mi occupavo di Creative Commons, sistemi economici aperti e peer-to-peer. Tutti stimoli che mi hanno permesso di notare la nascita del movimento Maker. Era l’inizio della visione. Ho incontrato Doctorow, Anderson e tanti altri per capire da vicino cosa stava accadendo.

Si stava definendo un nuovo modello.

Un cambiamento radicale per la grande manifattura e distribuzione. Nel 2009 mi trovo di fronte la Future of Making Map che descrive i nuovi scenari aperti dalla fabbricazione digitale. Ma a quel tempo in Italia la stampa 3D era roba da pazzi.

Eppure la rivoluzione si è mossa.

Oggi si possono mettere in rete design, teste, know-how e strategie di distribuzione con i nuovi sistemi di digtal fabrication. Tutti elementi che possono costruire microeconomie interessanti. Stavo cercando di capire se fosse un fenomeno capace di coinvolgere le community online.

Poi c’è stata la scintilla.

In quei mesi ricevo una email da Nicola Junior Vitto, che arrivava da una lunga esperienza con l’e-commerce. Abbiamo capito subito che potevamo collaborare e mettere insieme le nostre competenze. È il caso di dirlo, abbiamo fatto bingo.

Una fusione inattesa.

Tra E-Commerce e Social Media. Il progetto Blomming è nato così. Da una parte avevamo gli strumenti per mettere in piedi una piattaforma commerciale per gestire uno shop online. Dall’altra, conoscevamo le dinamiche delle community.

Chi ne fa parte?

Tutte quelle persone che hanno lo spirito di produrre e sviluppare idee in modo indipendente. I nostri sono soprattutto Crafters, ma è un fenomeno assolutamente vicino al tema dei Makers, per usare le definizioni di O’Reilly.

E li avete trovati?

Ci siamo imbattuti in una community estremamente vasta che però non aveva coscienza di sé. Il nostro compito è stato quello di metterli in comunicazione tra loro. È stato come unire i puntini con una linea, e veder uscire il disegno. Le persone capaci di fare esistevano già, ma non sapevano di essere parte di un movimento.

Che immagine avete delineato?

Il profilo della creatività indipendente. È una realtà nuova, ma non è detto che sia giovane. Ci sono utenti esperti della rete ma anche di vecchie tradizioni.

Un fenomeno trasversale.

Siamo entrati in contatto con persone che avevano messo a punto prodotti e processi innovativi, ma a prescindere dall’età. Per assurdo, il giovane stilista di 30 anni che realizza borse urbane con gli scarti di camere d’aria ha lo stesso approccio dell’artigiano 60enne che fa lampade con i resti dello sfasciacarrozze.

Non restava che metterli in conttatto.

E fare lo sforzo di andare in rete. Ma non solo per conoscersi, ma anche per avere accesso a nuovi mezzi di produzione. Tracciare una linea continua tra i Makers che si occupano di digital fabrication e usare il web per eliminare le barriere che li dividono dalle altre persone.

Non è un canale unidirezionale.

Affatto, perché con il Web 2.0 è cambiato tutto. Ha rivoluzionato il modello classico “un emittente-tanti riceventi” trasformandolo in quello “tanti emittenti-tanti riceventi”. Allo stesso modo non ci sono più venditori e consumatori, ma tanti sell-sumer. Ogni persona può essere produttore, consumatore, acquirente e venditore allo stesso tempo.

Cambia tutto.

Certo, perché si va verso la long tail di cui parla Chris Anderson. Sul mercato ci sono una miriade di oggetti unici. Se nei grandi magazzini trovi mille magliette tutte uguali, su realtà come Blomming puoi stare certo che ci sono migliaia di prodotti tutti diversi l’uno dall’altro.

Anche i rapporti di forza si invertono.

A questo proposito non posso fare a meno di citare Rob Kalin: “Piuttosto che avere un’economia che detta le regole delle community, dobbiamo dare alle community gli strumenti per influenzare l’economia”. Insomma, dopo gli user generated content arrivano gli user generated good. I beni creati dagli utenti.

Cosa ne consegue?

Che cambia il target delle economie di base, e dalla scalabilità si passa alla sostenibilità. Con Blomming per esempio abbiamo messo a disposizione della community tutto ciò che le serve per realizzare da sé un piccolo business e connettersi ad altri utenti per dare forma a una filiera.

Ma di quante persone stiamo parlando?

Quando abbiamo inaugurato il servizio avevamo 1.000 iscritti. Era il 23 novembre 2010. A gennaio 2011 contavamo già 200 shop aperti su altrettanti blog. Con il tempo abbiamo portato gli shop anche su Facebook. A gennaio 2012 ne abbiamo circa 4.000, con 50mila prodotti in catalogo. Mostriamo quelli che riteniamo più innovativi nella nostra vetrina dedicata, appunto, alla nuova creatività indipendente.

Il social network ha avuto la meglio?

Su Facebook ci sono circa 2.200 shop, ma sono tutti sincronizzati con il proprio blog e il sito di Blomming. Volevamo una piattaforma “3 in 1” molto intuitiva dove caricare la foto di un prodotto, taggarla e metterla in vendita.

Chi sono i più attivi?

La piattaforma per ora è rivolta solo al nostro Paese. Perciò la maggior parte degli utenti sono italiani, ma non mancano casi di persone che si iscrivono anche dall’estero. Nella community va forte il settore handmade, ma ci sono anche stilisti indipendenti, designer, manifatture seriali e veri e propri negozi.

Qual è l’obiettivo?

Quello di portare il prodotto là dove ci sono le conversazioni. Serve una visione di e-commerce pervasivo che non faccia delle piattaforme una semplice tappa per fare shopping. Il servizio ti può dare gli strumenti di cui hai bisogno, ma poi devi essere tu come persona a raccontare i tuoi prodotti.

Nei luoghi giusti.

Ovviamente i social network sono il luogo ideale. Non vedo come si possa ignorare Facebook visto che ogni giorno 13 milioni di italiani si connettono alle sue pagine. E poi ci sono le piattaforme mobili da conquistare.

E abbandonare il resto?

A differenza di quanto si dice in giro, il blog non è morto. Penso sia uno strumento fondamentale per sviluppare la propria identità in rete. Quando sei dentro Facebook sei Facebook. Ma con il tuo blog sei te stesso.

I più giovani saranno comunque avvantaggiati.

Non direi, i pionieri del digitale dovranno comunque girare la testa verso i vecchi artigiani per imparare qualcosa di nuovo. A sua volta, chi non lo ha mai fatto dovrà decidersi ad andare in rete. Così come i piccoli crafter dovranno rendersi in conto che questo nuovo modello di economia non è un semplice passatempo, ma qualcosa di più grande.

In ogni caso, ognuno lascerà la propria impronta.

Ed è giusto che sia così. I prodotti si portano dietro la personalità dell’artigiano, ecco perché la creatività indipendente verrà sempre premiata. Vince chi riesce a sfruttare gli strumenti giusti e a trattare i propri clienti online come se fossero nel suo negozio reale. È una relazione personale, non una semplice vetrina piena di scaffali.

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Lorenzo Mannella

Oltre che da Nicola Junior e Alberto, Blomming è stato sviluppato anche da Andrea Salicetti, senior developer e partner, Alessia Fabbri che cura il blog-magazine LikePicasso e da Francesca Basile che segue customer care, newsletter e la presenza su Facebook. A giugno 2011 è entrato Matteo Cascinari, con una lunga esperienza manageriale in realtà quali Disney e Il Sole 24 Ore e di business angel, quale partner e amministratore delegato.



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