Sebastiano Frattini: “Lola, il Jazz e il violino stampato in 3D”

Sebastiano Frattini

Sebastiano Frattini, classe ’82, è un violinista che ha iniziato a suonare giovanissimo. Parallelamente agli studi classici presso il Conservatorio di Trieste si è dedicato anche al Jazz. È stato uno dei primi musicisti a suonare in coppia a 2700 km di distanza grazie alla rete Lola del Garr. A World Wide Rome si cimenterà con uno Stradivari mai visto prima.

Frattini, lei che rapporto ha con il suo strumento?

Ho iniziato a suonare a 4 anni. Diciamo che è da parecchio tempo che sono nel giro. Il mio primo strumento l’ho ricevuto in regalo da mio nonno. Lui oltre che suonare per passione costruiva gli strumenti con le sue mani.

Un Maker.

E un artista, perché non lo faceva per soldi. I suoi violini li costruiva quasi per sfida, senza interrogarsi troppo sul perché. Ma una cosa è certa: suonavano.

È stato un bell’inizio per lei.

Si. ho cominciato grazie a lui. Poi con il tempo sono andato incontro a mille peripezie, cambiando insegnanti e scuole di pensiero. Dopo il Conservatorio di Trieste ho deciso che avrei fatto di testa mia.

Era alla ricerca di qualcosa?

Mi sono avvicinato al Jazz e al Blues ascoltando montagne di dischi. Sono generi che ho imparato da solo, da autodidatta. Gli insegnamenti accademici prevedono lo studio esclusivo del violino classico, ma mi piacerebbe molto trovare un corso dedicato al Jazz.

Come spiega questa sua passione?

Francamente non so da cosa derivi. È una cosa insita che nessuno sa spiegare. Penso sia per il tipo di sonorità e per gli accordi. Mi danno qualcosa che invece non riesco a percepire con la musica classica.

Un approccio particolare.

Semplicemente io ascolto Jazz, Blues; generi che suono più volentieri. Direi che ho una punta in meno di accademia e che in sostanza la carriera da orchestrale non è tra le mie priorità. È il mio modo personalissimo di vedere le cose.

E come vede la tecnologia?

Mi lancio spesso in prodezze da informatico e metto mano dentro a qualsiasi cosa si possa esplorare. A parte questo, è un ambito che mi interessa molto. L’anno scorso quando il Conservatorio ha diffuso la notizia del progetto Lola mi sono lanciato.

Di cosa si trattava?

Di una piattaforma online studiata prevalentemente per la didattica e che inoltre permette ai musicisti di collegarsi in rete e fare concerti a grandi distanza. Io ed una collega violinista, Laura Agostinelli, ci siamo subito offerti. Abbiamo lanciato una monetina per vedere chi sarebbe rimasto a Trieste e chi invece sarebbe dovuto andare a Barcellona.

Come è andata?

A Barcellona ci sono andato io. In un mese abbiamo organizzato tutto. Dopo un breve sopralluogo sul posto ho partecipato a un workshop di tre giorni dove abbiamo eseguito alcune suite per due violini di Béla Bartók.

Una bella esperienza.

Sì, tanto che mi piacerebbe lavorarci con questo genere di tecnologie. In me esiste una sorta di dualità: da una parte c’è l’artista perso nel suo mondo, dall’altra il pragmatico che non perde un colpo.

E come ha saputo dello Stradivari stampato in 3D?

Grazie a un amico che lo ha segnalato su Twitter. Ho visto che eravate alla ricerca di un violinista per suonarlo e ho risposto subito. Eccomi qua, ho avuto fortuna. Tra l’altro avevo già visto questo violino sfogliando un numero dell’Economist.

Una bella coincidenza.

Infatti ho subito sospettato che si trattasse dello stesso strumento. Ero davvero curioso di scoprire che suono avesse. Mi son detto: cogliamo la palla al balzo e lanciamoci.

Uno strumento interessante anche sotto il profilo tecnico.

Come accennavo prima, è stato mio nonno a costruire il mio primo violino. Un fatto che mi ha permesso di avvicinarmi all’amore per l’organologia. Ho visto strumenti di tutte le forme e colori, ma un violino non convenzionale come questo mi incuriosisce molto.

Cosa si aspetta dallo strumento?

Prima di dirlo devo sentire il suono che ha. E’ fondamentale la sensazione che provi nel momento in cui ti vibra addosso. Ho ascoltato alcuni brani che si trovano online e mi pare abbia un suono un po’ nasale. Penso dipenda dal materiale di cui è fatto, che deve essere più morbido legno. Alcune armoniche superiori delle basse frequenze sembrano tagliate. Insomma, ha un suono più ovattato.

Ci vuole davvero orecchio.

Certo, poi è ovvio che ascoltarlo suonare attraverso le casse del computer o le cuffie non è lo stesso che dal vivo. Comunque ha un bel suono e mi sembra uno strumento valido. Vedremo, prima devo metterci le mani sopra.

Sarà una bella sorpresa.

Sono anche curioso di sapere quanto pesi. In genere un violino oscilla tra i 350 e i 550g. Ma suonare uno strumento di 4 etti è già un’impresa perché alla lunga diventa un’impresa stancante. Per di più quando suoni il violino il corpo assume una posizione innaturale.

A prescindere dallo strumento.

Sì, è un’esperienza massacrante. Soprattutto se devi suonare per ore e ore in un’orchestra. Comunque, sono davvero curioso di provare questo Stradivari. Forse non è ancora tempo che i musicisti accettino di suonare uno strumento che non sia fatto a mano. Ma, dopo tutto il mondo è bello perché è vario.

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Lorenzo Mannella



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