Vectorealism: “Tre ragazzi armati di Laser”

VectorealismEleonora Ricca, Marco Bocola e Costantino Bongiorno sono l’anima di Vectorealism, startup artigianale tutta a base di laser. Curriculum diversi, tanta passione e rigorosamente under 35. Che ci crediate o no, il loro modello imprenditoriale trasforma le idee delle persone in realtà

Ricca, lei quando ha incrociato la via del laser?

Due anni fa, quando ho fondato Vectorealism. Tutto è nato dalla voglia di fare le cose. Nel mio caso, ho lavorato per una agenzia di marketing alternativo. Ma dopo la crisi ho deciso di realizzare un’idea imprenditoriale. Qualcosa di fisico.

Un bel salto.

In realtà è stato un ritorno alle origini. Ho studiato industrial design, ma il bello è che tutto è successo per caso. Merito di una vincita a un quiz televisivo a cui mi ha fatto partecipare Marco. I primi soldi li ho messi insieme così.

E ha scelto il laser al posto della classica auto nuova.

A dire il vero, la prima idea era quella di trasportare in Italia la piattaforma Ponoko. È un servizio rivoluzionario che ho conosciuto nel 2007. Si occupa di digital fabrication, ma all’epoca era localizzato solo in Nuova Zelanda e non aveva ancora partner europei.

In cosa consiste?

È davvero geniale. In pratica è un servizio di laser cutting a domicilio. Basta caricare il design di un oggetto sul sito, scegliere il materiale da un catalogo e in pochi giorni lo ricevi a casa. Assurdo che un’idea del genere non l’avessimo avuta qui da noi.

Come è andata?

Io e Marco li abbiamo contattati e dopo un po’ di tempo finalmente siamo diventati loro partner in Italia. È nato Vectorealism. Abbiamo un sito e un marchio totalmente autonomi che si appoggiano alla piattaforma di Ponoko. È un servizio assolutamente unico.

Facile e intuitivo.

Non solo. Volevamo che chiunque potesse richiedere il proprio oggetto. Si può caricare un disegno vettoriale ottenuto anche con programmi non professionali. In più, il sito controlla che il prototipo sia corretto dal punto di vista tecnico e fornisce un preventivo in tempo reale.

Come calcolate il prezzo?

Dipende dal materiale e dal tempo che il laser impiega per inciderlo. Tutto viene calcolato al secondo. E non esiste ordine minimo. Si può ordinare anche un solo oggetto. L’ideale per gli studenti di design e gli hobbisti che vogliono realizzare i loro prototipi. Non è molto diverso da ordinare delle foto.

Si rivolgono a voi anche delle aziende?

Sì, ci sono marchi che sono cresciuti con noi e hanno avuto successo. C’è chi viene fotografato su riviste di moda e chi produce oggetti più semplici. Si va dal ciondolo da 2 euro fino a creazioni più grandi, come chitarre in plexiglas.

Spaziate ovunque.

Si va dai case per Arduino fino a tutto ciò che può essere stampato in 2D. Il laser taglia delle lastre piatte, ma ciò non impedisce di montarle grazie a giochi di incastri. Tanto per fare un esempio, la struttura della Makerbot è tutta realizzata con il laser. Roba complessa.

E non conoscete confini.

Grazie al network di Ponoko riceviamo ordini da Europa e Stati Uniti. Abbiamo materiali unici, come della pelle conciata al vegetale in Toscana che interessano molto ai designer stranieri. Per lo più spediamo oggetti in Francia, Spagna, Scandinavia e Svizzera.

Siete un vero e proprio hub.

Già, e possiamo anche garantire servizi di produzione distribuita. Un designer americano può progettare un prodotto negli Usa e farlo realizzare da noi per spedirlo ai clienti europei. Gli risolviamo un mucchio di problemi logistici.

Come è organizzata la sede di Vectorealism?

Abbiamo due spazi, uno per il laboratorio di taglio e uno ufficio-expo. Abbiamo un’area di 25mq occupata dal magazzino e il tavolo di lavoro con il laser e tutti i filtri di sicurezza. In genere quando riceviamo degli ordini controlliamo che i disegni siano a posto. Serve sempre l’occhio umano per accorgersi di eventuali piccoli errori.

E poi entra in azione lui…

… il laser. Taglia e incide il materiale. E a noi non resta che imballarlo e spedirlo. Come ho detto prima, i tempi di realizzazione dipendono dalla complessità delle linee che formano il disegno. Per le cose semplici bastano 10 minuti. Per le texture complesse anche 3 ore.

Davvero niente male.

E abbiamo un mucchio di progetti. Dal glorioso scantinato di piazzale Maciachini ci siamo trasferiti da poco nel complesso delle ex Falck. Ci piacerebbe prendere una fresa e una stampante 3D. Ma la cosa più bella è far vivere i nostri spazi comuni. A breve avremo in visita gli studenti della Naba, che potranno vedere le nostre tecnologie di digital fabrication.

Bongiorno, lei quando è salito a bordo?

Sono entrato nella squadra full time a ottobre. Era da un anno che stavamo pensando a un evento insieme con Eleonora, Marco e Zoe Romano di Openwear. Avevano bisogno di qualcuno che sapesse assemblare velocemente la Makerbot presentata a WeFab, e così abbiamo scoperto di avere molti punti in comune.

Passioni?

Sono ingegnere meccanico che viene da lunghe esperienze con le macchine dell’industria brianzola, quella vera. Ho conosciuto Arduino nel 2007 e mi sono lanciato come un pazzo su MakeMagazine. Mi ha avvicinato al mondo della digital fabrication. Sono uno di quegli appassionati a cui il trapano non basta. Ci vuole una fresa a 5 assi.

Cosa aveva in mente?

Volevo mettere insieme una community, creare uno spazio da mettere a disposizione della comunità. Un laboratorio con tutti gli strumenti necessari per progettare e costruire oggetti. Purtroppo non era affatto facile trovare dei finanziamenti per partire e comprare le macchine.

Vectorealism era il posto giusto.

Soprattutto per coinvolgere altre persone e dare loro un punto di riferimento. Dopo tutto la tecnologia è una chiave per sbloccare la creatività. Noi qui stiamo cercando di crescere in modo organico. Ci sarebbe piaciuto aprire un hackerspace con dei laboratori condivisi ma non siamo ancora in grado di sostenerlo.

Ci vogliono fondi.

Stiamo cercando di unire sacro e profano per arrivare a un modello equilibrato, che possa sostenersi anche aprendo il laboratorio ad amici, studenti e altre persone interessate. Per ora però siamo solo in tre, e autofinanziandoci non riusciamo ancora a fare tutte le cose che abbiamo in mente di fare.

È dura tenere il passo.

Siamo impegnati per più di 12 ore al giorno. E i numeri crescono: abbiamo oltre 3000 utenti registrati al sito, di cui almeno la metà sono attivi. Avere una piattaforma web ci consente di mantener costi bassi e tempi veloci, in modo da accontentare tutti. Ma non basta.

Tre teste non bastano?

Marco ha anche un altro lavoro, ci aiuta soprattutto con il marketing strategico e la comunicazione. Lui è un sociologo del lavoro, ma quando ha sentito parlare del progetto da Eleonora è letteralmente impazzito. La cosa lo ha subito preso e ha deciso di lanciarsi. Il bello è che sono quel tipo di idee che nascono sotto l’ombrellone.

Non vi fermate.

Possiamo dire di essere contenti e molto soddisfatti della nostra avventura. Siamo in attività da un anno e mezzo e per adesso la cosa sta funzionando. Ma dobbiamo ancora fissare molti punti di riferimento. Non siamo più in uno scantinato. Dobbiamo spiccare il volo.

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Lorenzo Mannella



1 commento
  1. [...] trovate la nostra intervista. Ci vediamo a [...]

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